Fare figli c’entra con la felicità. Dove nascono bambini l’economia va meglio. Gli studenti che vivono in famiglie unite hanno migliori risultati a scuola e così lo Stato risparmia molti quattrini in spesa sociale.

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Photo credit Jonny SKWRL @ Flickr

No, non sto cercando di descrivere un viaggio in Lichtenstein, né di riscrivere in chiave moderna una bella fiaba con finale tipo “…e vissero tutti felici e contenti”.

Ora vi spiego.

Ma datemi qualche riga perché sto riordinando gli appunti del mio viaggio a Budapest, dove ho partecipato al World Congress of Families insieme ad una delegazione dell’Associazione Nazionale delle Famiglie Numerose. Ne parlo in questo post in cui racconto come i paesi dell’Europa centrale stiano investendo sulla famiglia.

Ecco quindi la spiegazione delle prime tre righe di questo post: sono i titoli che scriverei – se fossi un giornalista – per sintetizzare le due giornate del World Congress of Families.

Nelle famiglie numerose c’è molto benessere, lo dice una ricerca (e anche mia moglie)

Chi si occupa con successo di politiche a favore della famiglia, come la Provincia Autonoma di Trento, sa che con i bonus non si combina molto. Servono politiche stabili, come quella del progetto dei Comuni Family Friendly. Ho però scoperto un altro punto di vista interessante. E grazie ad un incontro fortuito, proprio a Budapest.

Nel primo anno di vita costruisci la felicità di tuo figlio per tutta la vita

Nella pausa caffè del congresso ho infatti conosciuto il prof. Jószef Benda, un distinto professore di Budapest, molto cordiale, che parla un buon italiano. Il prof. Benda mi ha spiegato che se i governi vogliono favorire la famiglie e la natalità, le politiche sono importanti ma non sufficienti. La ragione profonda infatti del fare figli sta nel benessere  che si crea all’interno della famiglia.

E dove nasce questo benessere – chiedo al professore – questa capacità di fidarsi dell’altro e quindi di coltivare relazioni stabili?

Nel primo anno di vita, risponde. È nel primo anno di vita che si crea l’attachment, ovvero quello speciale legame tra mamma e bambino, che lo rende felice, sicuro di sè e – da grande – capace di fidarsi degli altri.

Quindi è una questione psicologica (gli chiedo)?

Non solo – mi risponde -, è stato verificato di recente che se il bambino può stare con la mamma per tutto il primo anno di vita l’effetto positivo dell’attachment è visibile da un punto di vista neurologico. Con la TAC, per capirci.

Visto il mio disorientamento, per chiarire meglio il suo pensiero mi consegna una sintesi del suo lavoro in inglese (sono disponibile a condividerlo con i lettori interessati ad approfondire).  Trascrivo qui solo una citazione:

The decisive elements of life history: primary socialisation in the family

The infant’s ability to bond already begins at the moment of birth and it is organised as a behaviour by the age of 0.5-1 year. This ability is one of the decisive elements of the adaptation to social environment (Bowlby, 2009, 116). The attachment patterns consolidating in the first years are manifested from childhood at every age of a person until death.

Ah, ora finalmente ho capito: il punto decisivo di tutta la vita è la socializzazione primaria nella famiglia, ovvero quei primi 12 mesi in cui il bimbo sta con mamma e papà. E gli effetti positivi, dice il prof. Benda, si riflettono per tutta la vita. Anche nella capacità di fidarsi dell’altro, di costruire relazioni stabili, formare una famiglia ed avere figli.

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Photo credit Jonny SKWRL

E quindi che suggerimento darebbe ai governi per aumentare la natalità?

Abolire gli asili nido per i bimbi sotto i 12 mesi. Dare uno stipendio alle mamme in modo che possano stare a casa dal lavoro per almeno un anno col il loro bambino senza avere cali di reddito. Garantire loro il rientro sul posto di lavoro quando lo desiderano.

Apperò, professore. Che proposte interessanti.

Dove nascono molti bambini l’economia va meglio

Arrivato a questo punto mi accorgo che ho sviluppato solo il primo dei miei tre titoli. E – tra l’altro – chissà se sono riuscito a spiegare bene il pensiero del prof. Jozsef Benda.

Beh, sapete cosa vi dico?

Ora gli scrivo una email e gli chiedo un parere sul mio post. E di economia parlerò la prossima volta.


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