IMG_0616Negli anni scorsi, una volta presentata la dichiarazione dei redditi, se c’era un credito IRPEF, il datore di lavoro, quale sostituto di imposta, accreditava l’importo da rimborsare con lo stipendio di luglio.
Il credito IRPEF, ovvero tasse pagate in più relative – ad esempio – all’anno 2013, arriva 7-8 mesi dopo l’anno fiscale di riferimento, ovvero a Luglio-Agosto 2014.

Per molti, ma non per tutti: quest’anno, il commercialista mi avvisa che, in caso il credito IRPEF sia superiore ai 4.000 euro, il rimborso non arriva dal datore di lavoro ma “direttamente” dalla Agenzia delle Entrate.

Cosa significhi questo “direttamente” è una cosa certo curiosa.

La parola “direttamente” – posso già trarre questa conclusione – non significa “subito” né significa “in un momento determinato, in un prossimo futuro, che mi sia stato reso noto e comunicato in modo formale”.

Il “quando” avverrà questo rimborso è attualmente oggetto della mia indagine.
Al momento ho raccolto risposte ufficiose, che però non sono motivate, e quindi né le considero né le trascrivo. Sanno troppo di leggende metropolitane.
Preferisco una bella comunicazione formale. Una di quelle con il protocollo, con il timbro, con la scritta inquietante “Egregio contribuente”.

Mi conforta la classica lettura da comodino:  la LEGGE 27 LUGLIO, N.212,  “Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000.

Comincio a leggere ed arrivo all’articolo 5, che trascrivo.

Art. 5.
(Informazione del contribuente)
1. L’amministrazione finanziaria deve assumere idonee iniziative volte a consentire la completa e agevole conoscenza delle disposizioni legislative e amministrative vigenti in materia tributaria, anche curando la predisposizione di testi coordinati e mettendo gli stessi a disposizione dei contribuenti presso ogni ufficio impositore.
L’amministrazione finanziaria deve altresì assumere idonee iniziative di informazione elettronica, tale da consentire aggiornamenti in tempo reale, ponendola a disposizione gratuita dei contribuenti.

Bene, allora: ho letto bene che l’amministrazione finanziaria deve “assumere idonee iniziative volte a consentire la completa e agevole conoscenza delle disposizioni legislative e amministrative vigenti in materia tributaria eccetera eccetera”.
A questo punto, allora, prendo carta, penna e posta elettronica certificata e scrivo all’Agenzia delle Entrate e domando chiarimenti (questo accadeva in data 21 Settembre 2014, sono al momento in attesa fiduciosa di una risposta).

Nel frattempo esco di casa e comincio una indagine di strada con interviste informali ad amici, parenti e passanti.

IMG_2708Cosa scopro?
Un passante, mi racconta, ha maturato un credito IRPEF superiore a 4.000 euro. Su consiglio di un fiscalista, ha presentato la dichiarazione “dimenticandosi” temporaneamente dei figli a carico: se non vi sono figli a carico, il credito IRPEF, mistero dei misteri, viene subito accreditato anche se superiore ai 4.000 euro.
Curioso. Molto curioso.
Quindi, comprendo dalla mia indagine che esiste una deroga per chi non ha figli a carico (o per chi li dimentica nella dichiarazione).
Bene: quindi, caro stato, se ho figli a carico e ho crediti IRPEF superiori ai 4.000 euro, i miei soldini te li tieni tu.
Se non ho figli a carico, ti precipiti a rimborsarmeli.
Il ragionamento è lineare ma non si capisce il perché.

Qual è la ratio per cui se vi sono figli a carico non restituisci le tasse pagate in più.
A questo punto, proprio perché non capisco, certamente bloccherò tutte le spese in programma: primo, perché non ho i soldi che contavo di avere; secondo, perché con uno stato che legifera così, non riesco proprio ad alzare il mio tasso di fiducia.
Ah, c’è una postilla. Il passante suddetto ha già programmato, a Ottobre 2014, di presentare una seconda dichiarazione, con ravvedimento, in cui miracolosamente si “ricorderà” che ha dei figli a carico. Così, incassati già i rimborsi, tutto filerà liscio.

Mi gratto la testa, giro l’angolo e continuo la mia intervista.
Incrocio una coppia di conoscenti. Sposati, con figli, entrambi lavorano. Sì, anche loro hanno maturato un credito IRPEF superiore ai 4.000 euro.  Ma hanno potuto suddividere il rimborso tra loro due, e in questo modo hanno ottenuto due piccoli rimborsi inferiori ai 4.000 euro, anziché uno solo da oltre 4.000 euro.

Matematico.
Il rimborso è arrivato subito.

A questo punto, piuttosto perplesso, vedo avvicinarsi una coppia di parenti. Non hanno figli, entrambi lavorano. Ah, avete ricevuto in busta paga gli 80 euro di Renzi, bene, bravi. Ah, entrambi? Quindi fa 160. Ah, avete anche un credito IRPEF, superiore ai 4.000 euro. Ah, non avendo figli a carico li avete già ricevuti. Bene. Bravi.

Li saluto e  mi riavvio verso casa.

Riepilogo mentalmente gli appunti, ma non mi quadra questa cosa dei figli a carico.
Cerco un po’ in internet, e trovo che il blocco dei rimborsi IRPEF è in realtà per una minima parte di contribuenti, ovvero:

solo se sono presenti familiari a carico (non assegni per il coniuge) oppure crediti riportati dalla dichiarazione dell’anno precedente. In queste due ipotesi, infatti, sono state intercettate diverse frodi dall’Agenzia delle Entrate sui rimborsi erogati direttamente e automaticamente dal sostituto d’imposta eccetera.
I controlli preventivi riguarderanno quindi una platea molto ristretta di contribuenti, pari a circa 100mila persone, ossia meno dello 0,5% dei 18 milioni di contribuenti che presentano il modello 730 (e meno dell’1% di chi richiede un rimborso attraverso il modello 730).

A questo punto un raggio di sole esce da una oscura nube e mi illumina: come John Belushi in fondo alla chiesa nel film “The Blues Brothers” vedo la luce!

Ho finalmente appreso di essere uno dei pochi, fortunati appartenenti ad un insignificante 0,5% dei contribuenti che ha un credito IRPEF superiore ai 4.000 euro e ha dei figli a carico.IMG_2695

Come sono arrivato a questa situazione?
Beh, per quanto riguarda i figli a carico, leggi qui, è una altra storia.

Per quanto riguarda il credito IRPEF, ho semplicemente fatto girare l’economia, come si dice. Risparmio energetico, ristrutturazione, mutuo decennale. D’altra parte, c’erano fior di leggi sul risparmio fiscale del 36%, poi 50%, poi 65%, poi 55%, ben pubblicizzate.

Ho investito nel futuro. Ho fatto lavorare alcune imprese del settore edilizia, così ultimamente falcidiato in ricavi e occupazione.

E lo stato cosa fa?

Eh, lo posso capire, caro stato: ci sono stati dei brutti cattivoni che avevano dei figli a carico che ti hanno frodato e così, giusto per non eccepire, hai pensato bene di sparare ad alzo zero su tutti quelli che hanno figli a carico. Così imparano.

Bravo. Bene. Complimenti.

Chiaramente, quale sia l’effetto sul mio tasso di fiducia nel futuro, non è stato calcolato. La fiducia non è nulla, importante è che quei brutti cattivoni che frodano lo stato capiscano chi è che comanda.

Ci mancherebbe.

Ma non è legale. E’ contro la tua stessa legge, quella dello Statuto del contribuente che ti ho riportato sopra, caro stato. Te la sei già dimenticata.

Così lo stato dimostra tutta la sua fiducia nel cittadino contribuente che, ce ne sarà qualcuno in quei 100.000, paga regolarmente le tasse. E, tanto per non sbagliare, si trattiene TUTTO il mio credito IRPEF per 6 mesi. Poi, si vedrà.

Caro stato, dovrai ridarmi fino all’ultimo centesimo,  perché la mia dichiarazione è tutta regolare.

Me l’ha garantito il mio commercialista. Che – tra l’altro –  nella dichiarazione dei redditi si è miracolosamente ricordato di mettere i miei 5 figli.

Come dimenticarlo. Anche lui ne ha cinque.

Già questo basterebbe a farti capire che non sto qua a fregarti. Se volevo farlo, bastava che mi dimenticassi di dichiarare i 5 figli. Ci saresti cascato come un pero. In questo, caro stato, dimostri tutta la tua intelligenza. O, meglio, la tua feroce stupidità.

A questo punto, vado a dormire. Sul comodino apro il libro di Charles Péguy, Véronique, e leggo:

C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia.  Tutto nel mondo moderno, e soprattutto il disprezzo, è organizzato contro lo stolto, contro l’imprudente, contro il temerario, contro lo sregolato, contro l’audace, contro l’uomo che ha tale audacia, avere moglie e bambini, contro l’uomo che osa fondare una famiglia. Tutto è contro di lui. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Tutto si rivolta e congiura contro di lui. Gli uomini, i fatti; l’accadere, la società; tutto il congegno automatico delle leggi economiche. E infine il resto. Tutto è contro il capo famiglia, contro il padre di famiglia; e di conseguenza contro la famiglia stessa, contro la vita di famiglia… (qui potrai leggere l’intero brano)

Ora comprendo: sono un avventuriero.

Contro di me ho tutto il mondo moderno. Non solo.

Ho contro anche lo stato.

Caro lettore, sappilo: non ho paura. L’avventura è appena cominciata.


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