Gentile prof.ssa Carrozza,

sono padre di 5 figli, di cui 4 frequentanti la Scuola pubblica statale: due frequentano le scuole elementari, uno la scuola media, una il liceo classico. A titolo di cronaca, il quinto è ancora piccolo e sta a casa.

So dei Suoi intendimenti per rendere più moderna ed efficiente la Scuola italiana.
Le scrivo per segnalarLe tre possibili aree di miglioramento.

Lei mi dirà, giustamente, si rivolga prima al Dirigente scolastico.
E questo ho fatto. Ma il risultato non mi ha soddisfatto né come cittadino né contribuente né come genitore. Come persona, ancora meno.

Ecco, in breve, i fatti.
In data 8 Ottobre 2012 scrivo una lettera al Dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo frequentato dai miei figli. Chiedo di chiarire i termini di due circolari in cui si richiedevano alle famiglie contributi scolastici importanti (circolare n. 36 e n. 37).
E’ il solito tema delle scuole che si finanziano con i contributi delle famiglie in modo, diciamo, disinvolto.

La mia lettera è stata protocollata in data 9 Ottobre 2012 (duemiladodici).
Sa quando ho avuto la risposta?
Il 29 Agosto 2013 (duemilatredici), ovvero 324 giorni dopo la protocollazione.
Non le sembrano un po’ troppi?
Ecco una prima area di miglioramento della Scuola italiana: non Le sembra che un cittadino contribuente meriti dei tempi di risposta più brevi?
Per la cronaca, tuttavia, devo puntualizzare che questa risposta dalla Scuola è giunta dopo un mio ulteriore sollecito, e non “spontaneamente”.
Ci mancherebbe.

Lei ora mi dirà: va bene, con un pochino di ritardo, via ma la risposta Le è arrivata, non Le basta? Non siamo mica in Finlandia.

Gentile signora Carrozza, in realtà la risposta NON è arrivata.
O meglio, è arrivata una NON risposta.
Ora Le spiego.
La Scuola chiedeva di versare un contributo scolastico di 55 euro per ciascun alunno della scuola media per “assicurazione, fotocopie, eccetera eccetera”. 55 euro? Caspita, mica pochi.

Tuttavia, soprassedendo sull’ammontare della cifra,  chiedevo alla Scuola di distinguere quale era l’importo dell’assicurazione obbligatoria da quello del contributo volontario.

La Scuola dunque rispondeva, anzi ribadiva, con la tempestiva lettera testè citata del 29 Agosto 2013, che

… il Consiglio d’istituto riunito in data 28 agosto 2013, presa conoscenza della Sua lettera, ha confermato all’unanimità la validità del contributo di € 35,00 per la scuola primaria e € 55,00 per la scuola secondaria per garantire un positivo e qualificato funzionamento della scuola eccetera eccetera.

Dunque una NON risposta.
Non vorrà mica che Suo figlio resti senza PC, visto che siamo una scuola 2.0, si poteva dedurre tra le righe.

Gentile signora Ministro: ma i Consigli di Istituto non devono forse rispettare anche loro le leggi? I Dirigenti scolastici non sono funzionari dello Stato e rispettarne le direttive e le circolari?

E perché allora continuano a confondere l’assicurazione scolastica obbligatoria con il contributo volontario? Perché chiedono soldi per le fotocopie, in palese contrasto con le circolari del MIUR (cito: prot. 312/2012 del  e 593/2013 del 7/3/2013)?
Perché non dicono alle famiglie che tali contributi si possono detrarre dalla dichiarazione dei redditi?

Gentile signora Ministro, ecco la seconda area di miglioramento (ammetto, è una richiesa ad meam personam): mi ottenga solo questo, di sapere quale è l’importo della assicurazione scolastica obbligatoria, che pagherò subito, dal contributo volontario, che pagherò quando potrò.
Ecco, vorrei dire, così, timidamente, in minuscolo: c’è la crisi. Moltissime famiglie spendono meno, consumano meno. E la Scuola cosa fa? “Ribadisce la validità del contributo scolastico di 55 euro”.
Ma è la stessa identica cifra degli anni precedenti, senza nemmeno il tentativo figurativo di ridurre l’importo.

Lei mi dirà: ma questi sono fatti del 2012, vedrà che per l’anno scolastico 2013-14 la musica è cambiata.
Vorrei informarLa, signora Ministro, che ho appena ricevuto le nuove circolari datate 26/9/2013 e 01/10/2013 che dimostrano che anche quest’anno la musica è la stessa. Se lo desidera, Gliele manderò.
Anzi, verifichi se ha ricevuto la mia email nella casella urp@istruzione.it: ho fatto il lavoro di sintesi per Lei.

Non Le chiedo altro, gentile signora Ministro.
Non Le chiederò se Lei non si senta oppressa e frustrata se Le fanno aspettare una NON risposta per 325 giorni.
Non Le chiederò se è veramente convinta che moltiplicando il numero di pc nelle scuole, i ragazzi diventino automaticamente più intelligenti.
Non Le chiederò perché la Scuola non utilizza questi contributi volontari per premiare gli insegnanti meritevoli invece che per le “fotocopie”.

Non Le chiederò perché – mentre perfino lo Stato mi offre delle detrazioni progressive per i figli a carico –  la Scuola statale mi manda, per 2 dei miei 3 figli che stanno nello stesso Istituto comprensivo, due diverse circolari chiedendomi la somma complessiva di 90 euro per le “fotocopie, manutenzione e continuo rinnovo della strumentazione offerta dalla scuola“, senza applicare nessuna riduzione in proporzione al numero di figli.

Certo, facile critica, è un caso raro. Rarissimo. Quasi unico. Quanti hanno 5 figli come Lei?

Beh, rispondo io, non siamo dei numeri. Non siamo 7 individui irrelati da tassare per caput. Siamo una famiglia. Vi piaccia o no.

Una famiglia che – in tempi in cui insegnanti e dirigenti si lamentano delle difficoltà di gestire classi con troppi alunni stranieri – fornisce da sola 4 alunni-cittadini di lingua italiana.
Fra poco 5.

Non Le chiederò infine di indagare nelle pratiche della Scuola se è vero quello che Le ho scritto. Beh, se decidesse di farlo sappia che tutto è stato protocollato, inviato e ricevuto per posta elettronica certificata e che è tutto rintracciabile.
Ho tutti i numeri di protocollo.
In questo la pratica è a posto.
Da questo punto di vista la Scuola è in una botte di ferro.

Non Le chiederò, infine, PERCHE’ succede tutto questo.
Io lo so già.
So che lo Stato ha aumentato la spesa pubblica da 536 miliardi di euro (2000) a 836 mld € (2012) ma non ha ancora proporzionato i salari degli insegnanti alla loro efficacia nell’insegnamento.
So che se le famiglie non pagano i contributi volontari le scuole sono in difficoltà finanziarie.
So che a questo punto non si potrebbero più finanziare l’acquisto di pc, lavagne elettroniche, fotocopie, iniziative varie.
So che accadrebbe qualcosa di spiacevole.
Forse irreparabile.
Accadrebbe la rovina.
Verrebbe a cadere il velo che nasconde una semplice verità: che la scuola funziona quando c’è un adulto insegnante appassionato della realtà; che l’efficacia dell’insegnamento è più alta quando i docenti vogliono bene ai ragazzi che hanno di fronte, così come sono.
E ce ne sono molti, di insegnanti così. Vogliamo motivarli? Vogliamo incoraggiarli?
Io me la ricordo la mia maestra elementare. Me lo ricordo l’insegnante di matematica del liceo. Quello di storia. Non avevano l’iPad. Né il computer. A dire il vero internet non esisteva ancora. Quello di geografia ci comminava dei compiti a sorpresa; dopo 10 minuti dovevamo consegnare il foglio. Chi sapeva, sapeva. Chi non sapeva, quattro. Le garantisco che ricordo ancora tutte le capitali del mondo. Nepal? Katmandu. Bangladesh? Dacca. Perù? Lima.

Bene, gentile signora Ministro, concludo.
Concludo questa lettera per dirLe che – mi rispondano o no – insisterò fino al 2025 finché non avrò risposta alle mie domande.
Concludo veramente con la pars construens: con una proposta. Una terza area di miglioramento.
Creiamo in ogni scuola un premio annuale per il miglior insegnante. Un premio in denaro, sì. Con il 5% dei contributi che versano le famiglie alle Scuole. In una Scuola come quella citata l’importo può valere qualche migliaio di euro (si tratta di un Istituto comprensivo con 700 studenti alla scuola media e oltre 300 alla scuola elementare. Chiedono alle famiglie rispettivamente 55 euro e 35 euro per alunno. Basta fare due conti).
L’anno prossimo aumenteremo il premio al 10% dei contributi versati dalle famiglie. Poi il 15%, e così via.
Nel frattempo potremo aprire il dibattito su quali siano veramente le spese indispensabili per far funzionare la scuola e se non valga la pena cominciare ad incentivare anche con denaro gli insegnanti che con passione, ogni giorno, fanno andare avanti la nostra Scuola.
Io ci metto i miei 90 euro (detratti dell’importo, tutt’ora ignoto, dell’assicurazione obbligatoria).
Quando consegnerò il premio, farò una foto e Gliela manderò.

Distinti saluti.

Enrico Belli

P.S. Dimenticavo: non le ho spiegato perché fino al 2025: in quell’anno il mio figlio piccolo uscirà, speriamo promosso, dalla Scuola media; e quindi fino a quella data mi occuperò della Scuola cosiddetta primaria. Dopo, potrò occuparmi solo della Scuola secondaria e dell’Università.


1 commento

Renato · Ottobre 13, 2014 alle 8:09 pm

ah, ah, ah, bellissima, fortissima, mi piace da morire! Precisa e puntuale ma fortemente ironica come piace a me. Bravo Enrico, hai tutto il mio appoggio: è l’ora di suonarle e cantarle perché siamo stufi di dire come Totò: “e io pago!”
Ciao
Renato, padre di 7 figli

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